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Insonnia: disturbi, cause e rimedi

pubblicato in: Farmaci, Formazione Farmacia Generale | 0

Le fasi del sonno

Il sonno gioca un ruolo importante nella nostra vita. Un sonno sano e profondo aiuta il nostro corpo a riprendersi e a ricaricarsi per le attività quotidiane.

É facilmente comprensibile che un disturbo del sonno abbia un impatto molto importante sulla vita di ogni singola persona.

Nei paesi industrializzati una persona su dieci soffre di insonnia cronica, con una ricaduta negativa sulla sua performance diurna e sulla sua qualità di vita.

Il sonno è un processo fisiologico che corrisponde alla nostra fase di riposo. Durante il sonno lo stato di coscienza è ridotto, ma velocemente reversibile.

Il sonno può essere suddiviso in tre fasi diverse:

  • la prima fase comprende gli stadi 1 e 2 ed è caratterizzata dall’addormentamento e da sonno lieve;
  • la seconda fase comprende gli stadi 3 e 4 ed è caratterizzata da sonno profondo. Questa seconda fase è la fase più rigenerativa del sonno;
  • la terza fase del sonno, caratterizzata da rapidi movimenti oculari è nota come sonno REM (Rapide Eye Movement). Questa è la cosiddetta fase dei sogni.
Nei paesi industrializzati una persona su dieci soffre di #insonnia cronica, con una ricaduta negativa sulla sua performance diurna e sulla sua qualità di vita. #ECM #FAD #ProfessioneFarmacia Condividi il Tweet

Nell’arco della notte la maggior parte delle persone passa ciclicamente fino a cinque volte le tre fasi del sonno.

Insonnia

L’insonnia è il più frequente disturbo del sonno caratterizzato da manifestazioni notturne, quali:

  • difficoltà ad iniziare a dormire,
  • difficoltà a mantenere la continuità del sonno e risveglio precoce al mattino

L’insonnia può essere suddivisa ulteriormente in insonnia acuta oppure cronica, primaria o secondaria.

L’insonnia acuta è dovuta alla presenza di situazioni di stress di tipo fisico oppure emozionale. Normalmente è di tipo occasionale e transitorio e passa dopo che la situazione stressante si è risolta.

L’#InsonniaAcuta è dovuta alla presenza di situazioni di stress di tipo fisico oppure emozionale. Normalmente è di tipo occasionale e transitorio e passa dopo che la situazione stressante si è risolta. #ECM #FAD #ProfessioneFarmacia Condividi il Tweet

L’insonnia cronica invece è un disturbo del sonno, che si manifesta almeno tre notti la settimana per un periodo minimo da uno a tre mesi, nonostante vi siano opportunità e circostanze favorevoli per poter dormire. Per confermare la diagnosi di insonnia cronica, questi disturbi notturni devono avere una ripercussione negativa sulla performance diurna, manifestandosi come sensazione di fatica o malessere e ridotta energia e motivazione.

Per diagnosticare un’insonnia primaria i sintomi non devono essere imputabili ad altri disturbi organici o psichici oppure ad altre sostanze attivanti, altrimenti si parla di insonnia secondaria.

Ovviamente, nel caso dell’insonnia secondaria, è raccomandato evitare le sostanze scatenanti oppure di trattare le patologie sottostanti che causano l’insonnia.

Strategie non farmacologiche per curare l’insonnia

La terapie non farmacologiche per il trattamento dell’insonnia sono ancora scarsamente utilizzate. Purtroppo, molte persone per le quali semplici cambiamenti nello stile di vita potrebbero correggere l’insonnia meglio degli ipnotici, sono indirizzate direttamente verso la terapia farmacologica.

Dai dati di letteratura risulta che una percentuale compresa tra il 70% e l’80% dei pazienti affetti da insonnia trattati non farmacologicamente risponde positivamente. Tra i trattamenti non farmacologici, l’igiene del sonno può in molti casi dare benefici alla maggior parte dei pazienti.

L’igiene del sonno rappresenta uno strumento efficace per il trattamento dell’insonnia.

Mantenere degli orari regolari per andare a dormire ed alzarsi al mattino, è probabilmente una delle strategie più semplici. Le ricerche condotte hanno mostrato che un orario regolare favorisce il ciclo naturale del sonno.

Un’altra strategia consiste nell’evitare pasti pesanti prima di coricarsi; consumare un pasto leggero può aiutare, dal momento che può determinare un aumento del metabolismo sufficiente a favorire il sonno.

Un altro trattamento non farmacologico per l’insonnia è l’attività fisica. Svolgere quotidianamente un’attività fisica nel tardo pomeriggio favorisce l’induzione del sonno. Questo avviene perché l’esercizio produce un aumento della temperatura interna mentre il metabolismo è elevato. Una volta che la temperatura interna del corpo torna ai suoi livelli normali, il sonno viene favorito.

Altre strategie d’igiene del sonno comprendono una riduzione dell’uso di sostanze stimolanti almeno sei ore prima di andare a dormire.

Mantenere orari regolari per dormire e alzarsi al mattino, evitare pasti pesanti prima di coricarsi e svolgere attività fisica nel tardo pomeriggio, sono strategie non farmacologiche per combattere l'#insonnia.| #ECM #FAD… Condividi il Tweet

Curare l’insonnia con i farmaci

Nella storia della terapia farmacologica si è passato varie volte da una classe farmacologica ad un’altra, a causa dei gravi effetti collaterali e al frequente instaurarsi di fenomeni di tolleranza e dipendenza: dai barbiturici, alle benzodiazepine e infine agli ipnotici non benzodiazepinici.

Ancora oggi con la classe degli ipnotici non-benzodiazepinici, pur prescritti più frequentemente per il trattamento dell’insonnia a livello mondiale, non è stato trovato l’ipnotico “ideale“ dal punto di vista della sicurezza del paziente.

Oggi le classi di farmaci disponibili per il trattamento dell’insonnia sono:

  • benzodiazepine
  • ipnotici non benzodiazepinici
  • antagonista del recettore dell’orexina
  • agonista del recettore della melatonina
  • melatonina
  • fitoterapici
Alcune classi di #farmaci disponibili per il trattamento dell’#insonnia sono: #benzodiazepine #melatonina #fitoterapici | #ECM #FAD Condividi il Tweet

Benzodiazepine

Le benzodiazepine sono state sintetizzate la prima volta negli anni ’50.

Come inicato dalla scheda tecnica, le benzodiazepine sono indicate per il trattamento a breve termine dell’insonnia. Sono indicate solamente quando il disturbo è grave, disabilitante o sottopone il soggetto a grave disagio.

La durata del trattamento dovrebbe essere il più breve possibile, in ogni caso non dovrebbe superare le quattro settimane, compreso un periodo di sospensione graduale.

Studi sull’efficacia delle benzodiazepine riportano un miglioramento della qualità del sonno, un aumento della durata del sonno e una riduzione del tempo di veglia dopo l’inizio del sonno rispetto il placebo.

Nei pazienti anziani il sistema dei neurotrasmettitori GABA è alterato. Questo spiega l’aumentata sensibilità delle persone anziane alle benzodiazepine, favorendo l’insorgenza di atassia, sedazione e decadimento cognitivo.

Gli ipnotici non benzodiazepinici

Questa classe di farmaci (cosiddetti “farmaci-Z”, zolpidem, zopiclon, zaleplon”) comprende principi attivi che agiscono come agonisti al recettore delle benzodiazepine, senza avere la struttura chimica delle benzodiazepine. Sono stati sviluppati la prima volta negli anni ’80 con l’intenzione di superare il grave problema della sicurezza delle benzodiazepine.

L’autorizzazione di zaleplon è stata revocata dell’Agenzia Europea del Farmaco (EMA).
Negli ultimi decenni l’impiego degli ipnotici si è spostato dalle benzodiazepine verso i farmaci-Z, a causa degli effetti avversi importanti delle benzodiazepine, come la dipendenza e la crisi di astinenza.

I farmaci-Z, efficaci e con un presunto migliore profilo di sicurezza, sono oggi, a livello mondiale, le sostanze più frequentemente impiegate nel trattamento dell’insonnia. Diversamente da quanto inizialmente ipotizzato, i farmaci-Z non sono sostanze innocue.

Secondo alcuni studi osservazionali possono infatti causare effetti avversi gravi, soprattutto negli anziani; inoltre il trattamento con ipnotici non benzodiazepinici aumenta il rischio di ricoveri ospedalieri e di incidenti stradali, che a loro volta hanno un forte impatto negativo sulla vita dei pazienti, limitando l’autonomia e la funzionalità della persona.

L’antagonista del recettore dell’orexina

Suvorexant è un antagonista reversibile dei recettori A e B dell’orexina, inibendo l’attivazione del sistema dell’attenzione (arousal system), favorendo così l’addormentamento e il mantenimento del sonno. Suvorexant viene assorbito rapidamente e raggiunge il picco plasmatico massimo dopo 2 ore.

Studi sull’efficacia riportano un miglioramento del tempo di addormentamento (6 minuti), della durata complessiva del sonno (16 minuti) e del tempo di veglia dopo l’inizio del sonno (5 minuti) rispetto il placebo.

Il principio attivo è stato recentemente autorizzato negli USA, ma non è attualmente in commercio in Europa.

La melatonina

La melatonina è un ormone endocrino che viene prodotto dall’epifisi. La produzione di melatonina è controllata dalla luce, aumentando i livelli plasmatici la sera e rendendoli più bassi durante il giorno. La melatonina, maggiormente secreta la notte, regola il nostro orologio biologico.

Nell’anziano i livelli di melatonina sono più bassi, aumentando quindi i rischi correlati al ritmo circadiano alterato, come per esempio l’insonnia.

In letteratura l’efficacia della melatonina sull’insonnia è stata studiata ampiamente. I risultati però sono contrastanti, spesso per la scarsa qualità metodologica degli studi.

Sembra che la melatonina abbia un effetto positivo sulla latenza di addormentamento. In generale mancano tuttora prove d’efficacia significative sul miglioramento complessivo del sonno.

L’agonista del recettore della melatonina

Ramelteon è un agonista del recettore della melatonina. Come tale lega i recettori melatoninergici (MT1 e MT2), intervenendo nella regolazione del ritmo circadiano. Dal punto di vista farmacodinamico l’affinità ai recettori della melatonina di ramelteon è molto più elevata (4 a 6 volte superiore) rispetto all’affinità della melatonina stessa.

Studi di efficacia che confrontano ramelteon con placebo riportano un miglioramento del tempo di addormentamento (10 minuti), mentre sono contrastanti i risultati d’efficacia sulla durata complessiva del sonno. Ramelteon non sembra apportare alcun miglioramento sul mantenimento del sonno.

Ramelteon si distingue dagli altri principi attivi utilizzati per il trattamento dell’insonnia in quanto non causa una sedazione generale del sistema nervoso centrale. Inoltre non sono stati osservati insonnia di rimbalzo e sintomi di astinenza dopo sospensione.

I dati disponibili suggeriscono che a ramelteon non è associato un potenziale di abuso, risultando quindi vantaggioso rispetto alle altre classi di farmaci indicati per il trattamento dell’insonnia. Il principio attivo attualmente è in commercio negli USA, ma non in Europa.

I fitoterapici

Il principio attivo dei fitoterapici è costituito dal fitocomplesso, una miscela complessa di sostanze chimiche, diversa per ogni pianta e addirittura per ogni parte della pianta (es. fiori, foglia, radice).

Per quantificare la quantità di fitocomplesso presente in una droga vegetale si fa riferimento alla sostanza attiva più importante del fitocomplesso. La quantificazione di tale sostanza attiva è definita “titolazione”.

Il dosaggio raccomandato dei fitoterapici dipende quindi dalla composizione del fitocomplesso (titolazione) e dalla formulazione farmaceutica (quantità del fitocomplesso) nel prodotto.
La maggior parte dei prodotti a base di droghe vegetali non sono autorizzati e regolamentati come avviene per i farmaci.

Tuttavia, l’Agenzia Europea del Farmaco (EMA) esprime delle valutazioni sull’efficacia dei fitoterapici.

L’EMA considera ben documentato l’impiego della valeriana (Valerianae radix) per il trattamento dell’insonnia, mentre approva sulla base dell’uso tradizionale l’impiego di luppolo (Lupuli flos), della melissa (Melissae folium) e della passiflora (Passiflorae herba).

L’intervento del farmacista

Il #Farmacista, primo riferimento per chi cerca una soluzione all'#insonnia, deve essere in grado di inquadrare la situazione specifica del paziente conoscendo le differenze tra le varie tipologie del disturbo. | #ECM Condividi il Tweet

Nel trattamento dell’insonnia il farmacista può avere un ruolo molto importante, come primo punto di riferimento per chi cerca una soluzione a questo problema.

Deve essere in grado di inquadrare la sintomatologia e la situazione specifica del paziente, conoscendo le differenze tra insonnia acuta e cronica, primaria e secondaria.

Seguendo le raccomandazioni sul trattamento dell’insonnia, è opportuno informare il paziente sulle regole di igiene del sonno. In questo modo certe abitudini comportamentali del paziente, forse poco appropriate, potrebbero essere modificate.

Inoltre, essendo aggiornato sull’efficacia della melatonina e dei fitoterapici, il farmacista può decidere se consigliare un rimedio da automedicazione, oppure se rimandare ad una consulenza medica più specifica.

Nel caso il paziente sia già in trattamento con ipnotici benzodiazepinici e farmaci-Z, il farmacista dovrebbe informare il paziente sull’uso corretto dei farmaci prescritti, ricordando di utilizzarli il meno possibile e per il periodo più breve possibile.


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Articolo tratto dal corso ECM Percorso Formativo Professione Farmacia 2018.

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